Un libro che mette al centro l’umanità nelle forze armate
Venerdì 12 dicembre, nel cuore del centro storico di Napoli, in via Santa Chiara, a pochi passi da Spaccanapoli, presso il Monastero Ristovino, si è svolta la presentazione del libro Il Maresciallo, opera di Rosario Grimaldi.
Il volume non si configura come una semplice autobiografia, ma come un’opera letteraria di riflessione e dialogo interiore. Attraverso la figura del “maresciallo”, Grimaldi ripercorre esperienze, incontri e momenti significativi della propria carriera, trasformandoli in uno strumento di analisi e confronto con il mondo delle forze armate.
Il Maresciallo nasce con l’intento di lanciare un messaggio chiaro, rivolto in particolare ai giovani e a chi ricopre ruoli di comando: nelle forze dell’ordine l’aspetto umano deve restare centrale. L’autore affronta con lucidità alcune criticità spesso poco visibili all’esterno, come le difficoltà nei rapporti gerarchici, il peso delle responsabilità e la necessità di una leadership più consapevole e attenta alle persone.
Nel testo emerge con forza anche l’importanza dell’ascolto e del supporto professionale. Grimaldi sottolinea come il confronto con specialisti e figure competenti possa rappresentare un valore aggiunto, utile non solo al benessere individuale, ma anche alla qualità del servizio reso ai cittadini. In questo contesto viene affrontato, con rispetto e misura, anche il tema del disagio psicologico all’interno dei corpi armati, indicato come una realtà che può essere prevenuta attraverso maggiore attenzione, dialogo e strumenti adeguati.
L’opera è pubblicata da Edizioni 03. L’organizzazione dell’evento e delle presentazioni stampa, inclusa la partecipazione al Salone del Libro di Torino, è stata curata dal Gruppo Marino. L’iniziativa ha inoltre ricevuto il patrocinio di PMI International, che ha riconosciuto il valore sociale del progetto, capace di offrire una riflessione concreta sul ruolo e sulle condizioni di chi opera quotidianamente al servizio della collettività.
Al tavolo dei relatori erano presenti Claudio Salvatore Pandico, segretario nazionale e internazionale, Pierluca Marino, giornalista, e Gino Giammarino, intervenuto sia come professionista che ha revisionato il testo, sia come sostenitore di opere culturali con un forte impatto sociale.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Francesco Spagnuolo per l’ospitalità del Monastero Ristovino, luogo simbolico in cui tradizione e innovazione si incontrano, offrendo una cornice ideale per eventi culturali di rilievo.
Nel cuore del centro storico di Napoli, tra i vicoli che profumano di storia e di sugo alla genovese, Monastero Ristovino è una sosta che racconta la città in modo schietto, attraverso la tavola. Non è un ristorante “per turisti”, ma una vera casa napoletana aperta a chi cerca sapori sinceri, gesti antichi e un’accoglienza che profuma di tradizione.
A idearlo sono Rosario Italia e Francesco Spagnuolo, due amici uniti dalla stessa idea: la cucina non è solo nutrimento, ma appartenenza. “Un napoletano mangia con il cuore, prima ancora che con la bocca” – amano ripetere – e tutto, al Monastero, nasce da questo principio.
Il calore di una casa, non di un locale
Entrare da Monastero Ristovino significa ritrovare l’atmosfera di un pranzo di famiglia: pareti che raccontano storie, ricordi esposti con orgoglio – la cuccuma della nonna, il presepe di famiglia, il richiamo alla squadra del cuore – e quel modo di accogliere che ti fa sentire “di casa” al primo sguardo. È un luogo dove si parla di Napoli senza bisogno di parole, attraverso i sapori, i sorrisi e la lentezza.
Una cucina che parla la lingua della domenica
In carta non ci sono cento piatti, ma pochi, veri e napoletani fino all’osso. Gli gnocchi alla sorrentina, la pasta e patate con provola di bufala, le candele alla genovese cotte a lungo con carni scelte, le polpette al ragù, il baccalà in cassuola e i polipetti alla luciana sono i protagonisti di un menù che non insegue tendenze, ma difende con orgoglio la memoria culinaria della città.
Radici, territorio e materia viva
La filiera è locale, come la filosofia del posto. Le carni arrivano da Cillo srl di Airola, i latticini dal Caseificio Pupatella, mentre Armatore srl di Cetara firma alici, colatura e bottarga. Non mancano legumi Presidio Slow Food e vini che raccontano il territorio vesuviano: Catalanesca, Caprettone, Piedirosso e Lacryma Nero DOP, selezionati dalle Cantine Olivella di Monte Somma. Ogni scelta è pensata per esaltare la materia prima, senza forzature.
Tradizione che cresce
Monastero Ristovino non è un progetto fermo, ma una realtà in cammino. A breve, infatti, nascerà una nuova sala al piano inferiore, più intima e raccolta, dove l’esperienza gastronomica diventerà ancora più personale. Un’evoluzione coerente con la loro filosofia: migliorare senza snaturarsi, crescere restando autentici.
Così, tra le mura antiche di Santa Chiara, Napoli ritrova uno dei suoi racconti più veri: quello di una cucina che non ha bisogno di effetti speciali per emozionare, perché basta un piatto di genovese, un bicchiere di Piedirosso e un sorriso sincero per sentirsi parte di qualcosa che non passa mai di moda.
Percorri l’affascinante centro storico di Napoli, animato dodici mesi l’anno da una fiumana di curiosi turisti, superi Piazza del Gesu’ Nuovo, con direzione Cappella Sansevero, lungo l’arteria meglio nota come Spaccanapoli, oltrepassi una delle piu’ incantevoli bellezze architettoniche partenopee (il Complesso Monumentale di Santa Chiara, con il suo chiostro maiolicato, costruito per volere dei regnanti D’angiò nel XV secolo), giri a destra verso Via Santa Chiara e, a metà strada, quando l’appetito comincia a risvegliarsi, ti imbatti in un piccolo ristorante nato nel 2016 : Il Monastero Ristovino (ilmonasteroristovino.it).
Decidiamo così, con amici, di fermarci in questo locale, senza avere particolari aspettative. Entriamo e da subito ci colpisce la sua struttura : due salette ( piano terra e cantina), ove dominano legno e ferro battuto. Uno dei titolari, Francesco Spagnuolo, con gentilezza ci fa visitare la caratteristica cantina, con la sua antica rampa di scale, lo storico pavimento ed il saloncino per gli ospiti. Già dalla lettura del menu si intuisce che in questo ristorante si può degustare la vera tradizione napoletana, sia per gli amanti del mare sia della terra.
Tra gli antipasti : Baccalà ed alici fritte, Polpo alla luciana, Impepata di cozze, Fiori di zucca ripieni di ricotta di bufala aversana, Parmigiana e polpette di melenzane, Fior di latte con colatura di alici di Cetara.
Come primi troviamo i famosi gnocchi alla sorrentina con pomodoro di San Marzano, le Candele alla genovese, Pasta e patate con provola di bufala casertana, Linguine alla Nerano, Scialatielli ai frutti di mare, sedani la ragu’.
Tra i piatti tipici della tradizione cucinati dal Monastero Ristovino merita una menzione lo Scarpariello. E’ una pasta al sugo che, secondo la leggenda, sarebbe nata nei vicoli dei Quartieri Spagnoli ove si vendevano e riparavano scarpe. Piatto povero : si preparava il lunedì, giorno di riposo degli scarpari (ciabattini), con sugo e abbondante formaggio grattugiato (forse utilizzato dagl’avanzi della domenica e i prodotti regalati dai clienti, che, in quanto agricoltori, non potendo pagare in moneta, preferivano offrire i beni delle loro terre).
Lo scarpariello oggi è tutt’altro che un piatto povero. E’ diventato un must di ristoranti e osterie tipiche nel Napoletano. La ricetta prevede l’uso di paccheri, mezzanelli o anche spaghetti, il pomodoro (pachino, corbarino o Piennolo, tipico del nostro Vesuvio), basilico, uno spicchio d’aglio, formaggio (non da grattugiare sul piatto finito, ma da mantecare nel sugo durante la preparazione) e una spolverata di peperoncino.
Anche i secondi del Monastero Ristovino sono variegati e capaci di soddisfare i palati piu’ esigenti : Polpette al ragu’, Salsiccia alla gricia di maialino nero casertano, Misto di carni scelte. i Vini – illustrati dall’altro socio Rosario Italia – spaziano dai rossi aglianici avellinesi ai bianchi della campagna beneventana, agl’eroici della costiera amalfitana.
Antipasto : optiamo per le bruschette e le polpette fritte alle melenzane; come primi, Candele alla genovese e Pasta patate e provola d’Aversa. Il tutto vino rosso Taurasi di Avellino.
E’ stata un’esperienza enogastronomica piacevole, da ripetere. A fine cena, tra un limoncello ed un caffè, scambiamo due chiacchiere con il titolare del locale, Francesco. Mi hanno colpito non soltanto la bontà delle pietanze, ma anche l’ambiente familiare e il calore dell’accoglienza. Pareva d’essere nella cucina di casa. Ciascun mestiere fatto con impegno dà i suoi frutti, ma quando metti amore è tutta un’altra storia.
Mi è venuta così l’idea di invitare Francesco Spagnuolo a fare parte della famiglia di Chaine, avendo visto in lui un vero spirito di convivialità. Francesco, con mia grande gioia, ha accettato ed è entrato nel nostro Bailliage. A lui, al promettente Chef Carmine Chainese, ed a tutto lo staff del Monastero Ristovino auguro di crescere e di continuare sempre con la stessa passione profusa in quella mite serata. Benevenuti nella Confrerie !
In data 30 Novembre 2024 presso Genova ai sigg. Rosario Italia e Francesco Spagnuolo sono stati consegnati i diplomi per l’onorifiicenza di Maitre Rotisseur du Bailliage d’Italie.
La Chaîne des Rôtisseurs in Italia
La Chaîne des Rôtisseurs è presente in Italia dal 1960. Il Bailliage Nazionale d’Italia, organo di vertice dell’Associazione a livello nazionale, opera per la diffusione della cultura della gastronomia attraverso i suoi Bailliages Territoriali.
Arte e talento sono le due caratteristiche che contraddistinguono i Professionnels membri della Chaîne, che dedicano la loro vita ad interpretare le proprie pulsioni artistiche utilizzando le materie prime che la natura offre e, analogamente all’azione del pittore che dipinge mescolando diversamente i colori della sua tavolozza, lo Chef compone il piatto in un armonioso gioco di profumi, sapori e colori arrivando a toccare contemporaneamente i 5 sensi per arrivare attraverso la bocca direttamente alla nostra anima.
Gli Chef sono parte integrante della Confrerie de la Chaine des Rotisseurs e questo, insieme alla grande attenzione per i giovani Cuochi, è un elemento caratterizzante dell’Associazione, unica nel panorama gastronomico mondiale.
Questi ultimi rappresentano la meravigliosa eterogeneità del nostro territorio e dei suoi talenti enogastronomici e portano a compimento la loro missione attraverso l’organizzazione di eventi gastronomici di altissima valenza conviviale e culturale.
Monastero Ristovino è vicinissimo alla Chiesa di San Francesco delle Monache. Questo ristorante è consigliato agli amanti della cucina italiana e mediterranea. Prova i curatissimi brodo, provola e gnocchi che Monastero Ristovino serve. Qui puoi condividere ineguagliabili panna cotta, parfait e tiramisù con gli amici passando gradevolmente il tempo. Molti visitatori ordinano gli ottimi vino della casa, cordiale o vino bianco. Secondo l’opinione dei visitatori, qui propongono un caffè davvero fantastico.
Dicono che il personale sia carinissimo in questo posto. Rimarrai sicuramente contento del fichissimo servizio. Inoltre, i clienti consigliano questo locale per i prezzi abbordabili. Apprezzerai certamente l’ambiente esotico e l’arredamento moderno. Google gli attribuisce un punteggio di 4.5, perciò puoi scegliere decidere per questo posto se vuoi stare bene.
Nel cuore del centro storico, proprio di fronte alle mura che cingono il monastero di Santa Chiara e il suo celebre chiostro maiolicato, si trova uno dei più suggestivi ed accoglienti ristoranti di Napoli. È Monastero Ristovino, un piccolo locale costituito da due sale in legno e muratura dove l’atmosfera è sempre garantita, così come il calore e l’ospitalità di Napoli.
La buona cucina qui è di casa, e sul ricco menù, curato con maestria ed esperienza dallo chef, trovi ricette innovative, ma anche tanti dei più celebri piatti che rendono inimitabile la tradizione culinaria partenopea.
Assaggia uno dei tanti primi piatti, oppure i secondi di carne o pesce insieme ai gustosi contorni a base di verdure; scoprirai subito che tutti gli ingredienti si contraddistinguono per la qualità che contribuisce a rendere unico il loro sapore. Per concludere in dolcezza ci sono inoltre diversi squisiti dessert che ti aspettano.
Da Monastero Ristovino puoi arricchire i tuoi pranzi e le tue cene scegliendo uno dei diversi vini accuratamente selezionati per accompagnare alla perfezione ogni pietanza. In alternativa puoi stappare una bottiglia per organizzare un aperitivo tra amici, magari scegliendo l’intenso sapore dei salumi e dei formaggi a disposizione per te.
Già due anni fa, quando venne inaugurato il 2018 come l’anno del Cibo italiano, si affermò con contentezza ed orgoglio che “il mondo ci guarda ed ha fame d’Italia”, che il nostro bel Paese ne ha da insegnare in materia di quell’enogastronomia d’eccellenza legata alle tradizioni storiche ed alla cultura che ci identifica oltre i confini.
Il mondo è in movimento con oltre un miliardo e duecento milioni di viaggiatori internazionali che, nella maggior parte dei casi, viaggiano alla ricerca di esperienze che li coinvolgano fortemente stimolando il desiderio della conoscenza delle tradizioni e della storia. La domanda turistica, che tenta di riprendersi da un rallentamento dovuto alla pandemia, punta ancora sull’attrazione delle nostre abitudini di vita sane. La dieta mediterranea è patrimonio dell’Unesco, l’enogastronomia italiana è nella lista del patrimonio mondiale dell’Umanità, i prodotti agroalimentari e vinicoli in quella del patrimonio immateriale culturale Unesco.
Quando circa tre anni e mezzo fa, il Monastero Ristovino apre i suoi battenti nel centro antico di Napoli, a ridosso del chiostro maiolicato di Santa Chiara, espressione artistica tra le più celebri del Sud Italia. E’ tra gli spazi più suggestivi e sorprendenti della città, frutto dell’abilità e della qualità dell’artigianato napoletano, ha chiaramente l’intenzione di offrire al turista un luogo in cui godere di uno scenario culturalmente interessante e di gustare le prelibatezze della cucina partenopea.
Le due sale, in legno, muratura e ferro battuto ci accolgono in un ambiente circondato da un arredo di oggetti dell’artigianato artistico locale (nelle vicinanze è possibile dare uno sguardo ai presepi ed ai manufatti di San Gregorio Armeno e percorrere la via di San Biagio dei Librai in cui si susseguono palazzi e chiese ed in cui si può ammirare l’arte del restauro e dei maestri librai). La cucina è caratterizzata da una vastissima gamma di pietanze, legate agli ingredienti della terra, l’elaborazione dei cibi si ispira all’arte culinaria campana. “Per un napoletano-spiegano i due titolari Rosario Italia e Francesco Spagnuolo- il cibo è sì una soddisfazione del palato ma dev’essere anche ricordo del cuore: quello, per intenderci, che ci riporta alla memoria i pranzi domenicali caratterizzati dal piacere di accomodarsi a tavola, tra buon vino e pietanze succulente, tra l’odore del ragù e del caffè.”
Il Monastero Ristovino è attento alla scelta del prodotto che è rigorosamente campano (fatta eccezione per alcuni, come la cipolla di Tropea); se il cliente ordinerà un primo piatto si troverà di fronte ad una pasta di Gragnano riconosciuto a livello europeo come Igp (indicazione geografica protetta) grazie al suo microclima composto da sole, vento e giusta umidità. Gli scialatielli, specialità tra le specialità, potranno essere conditi con ragù o con un sugo di pomodorino vesuviano (‘o piennolo) o dal corbarino dal gusto agrodolce che, spesso, caratterizza una pietanza come il sugo con le “vongole fujute” che pur non prevedendo tra gli ingredienti l’utilizzo delle vongole ha un profumo inconfondibile di mare grazie a questo pomodorino della costiera. Tuttavia, il Monastero Ristovino è pieno di piatti a base di pesce; offre preparazioni utilizzando il pescato del Tirreno (alici, triglie, “cicenielli” lessi o fritti in pastella e baccalà). Per gli amanti della carne, è possibile gustare primi piatti antichi come la “genovese” con sugo di carne e cipolla rosolata oppure preferire la celeberrima pasta patate e provola, pietanze diffuse nel regno di Napoli già nel XVII secolo.
L’elenco è piuttosto lungo e variegato ma con un denominatore comune, la ricerca del prodotto tipico locale: zucchine di Nerano, fagioli di Controne, tartufo del lago Laceno, olio del Cilento, miele dell’Irpinia. Il Monastero Ristovino si caratterizza anche per la degustazione di vini campani d’eccellenza: Aglianico, Greco di Tufo, Fiano, Falanghina, Piedirosso.
Ed in conclusione, fedele alla tradizione napoletana che vuole ogni pranzo finisca con un dolce e che ogni dolce sia legato ad una ricorrenza, il locale in via Santa Chiara (www.ilmonasteroristovino.it) offre ai nostri palati sfogliatelle (ideate nel Settecento nei pressi di Amalfi), il babà, la pastiera di grano lessato, dolce legato ai culti della fecondità di epoca greco-romana.
Passeggiare per strada nel cuore del Centro Storico di Napoli, fermarsi a mangiare qualcosa di tipico e particolare, accompagnati da un buon vino e avvolti dalle leggende del Chiostro di Santa Chiara: è questo quello che è successo durante l’evento organizzato presso il Monastero RistoVino di Via Santa Chiara 10D a Napoli.
Un punto di incontro dove il palato incontra la storia di uno dei punti più turistici della città partenopea, che si tramanda al mondo nei versi di Rocco Galdieri “Munasterio ‘e Santa Chiara… tengo o core scuro scuro”. Entrando nel locale si può scendere al piano inferiore, dove è possibile visitare la “sala dei vini”, che racchiude tutta la magia di quei sotterranei che hanno visto alternarsi le storie del Re angioino Roberto I° detto Il Saggio e della devota moglie, Sancha d’Aragona di Maiorca, donna tumulata nel monastero, e che la leggenda narra vaghi ancora per il monastero, tra i chiostri adiacenti, i viottoli e i suoi giardini, con un abito lungo e a passo lento senza una meta con il capo chino e le mani giunte come se stesse pregando. Costei che si vocifera sia identificabile nella “bella ‘mbriana” (spirito benefico della casa secondo la tradizione napoletana), convive col “munaciello”, spirito bizzarro spesso dispettoso. E dopo una passeggiata nelle leggende del posto, l’attenzione passa all’aspetto gastronomico curato per l’occasione dallo Chef Davide Ferraiolo.
Subito in tavola una parmigiana di melanzane, una varietà di bruschette, cozze gratinate e fior di latte con alici cetaresi. Subito dopo gli antipasti, è toccato ai primi, dove ha trionfato lo gnocco fritto mantecato al baccalà ed i paccheri con cozze e bottarga. A chiudere il menù, le alici fritte ed i tocchetti di baccalà fritto, che hanno dato il tocco finale nell’attesa del dolce della casa. E data l’importanza che il Monastero RistoVino da alla parte enologica, il tutto è stato accompagnato dal vino bianco Kata’ (Catalanesca) e dal vino rosso Vipt (Piedirosso in purezza del Vesuvio) nel pieno rispetto della tradizione gastronomica campana delle Cantine Olivella del monte Somma Vesuvio. Alici e bottarga invece sono della Armatore srl di Cetara.
Durante l’evento i giornalisti intervenuti sono stati allietati dalla “posteggia napoletana” con brani classici della tradizione.
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